
La maschera è un soggetto molto comune nell’arte Vichinga, il suo uso in questa società è ben attestato da svariati reperti trovati in tutta la Scandinavia. Essa stessa aveva, nella società Vichinga come in gran parte delle società precristiane, funzioni legate al complesso di culti pagani.


Sin dall'età arcaica, la maschera era un importante strumento di comunicazione tra vari mondi, tra umano e divino, tra i vivi e i morti.
Indossandola ci si spogliava dei limiti spazio-temporali propri dell’essere umano per entrare in un altro piano dell’esistenza.
Si riusciva così a compiere un “viaggio”, usando le maschere come mistici portali, verso altre dimensioni e nuovi spazi dell’essere.


La maschera è un simbolo magico molto forte, chi la indossa la perde la propria identità per assumerne altre, alienandosi a questo mondo.



È importante dire che le maschere durante l’era Vichinga non sono mai state usate per rappresentare dei o particolari personaggi o entità, nelle varie epoche e società sono state associate a pratiche magiche di ogni genere, riti funerari e magia medicinale, danze, riti guerrieri e superstizioni.

Negli scrigni Vichinghi di Cammin e Bamberg, le maschere sembrano essere rappresentate con funzione di portali e animali come uccelli o lupi sono sempre posti in loro prossimità, come fossero di guardia.


