
Il martello del dio Þór era tra i simboli più popolari nella cultura vichinga, ed è ancora oggi molto diffuso e facilmente riconoscibile tra gli appassionati.
In esso il mito si fonda con precisi scopi rituali e sociali.
La sua leggendaria origine ci viene da Snorri, che nella sua Skáldskaparmal scrive di come “Loki, figlio di Laufey, scommise la testa con il nano Brokkr che il fratello di questi, Eitri, non sarebbe stato capace di produrre tre oggetti altrettanto portentosi quali erano quelli prodotti dai figli di Ivaldi.
Quando essi giunsero alla fucina Eitri pose una pelle di porco sulla fucina e disse a Brokkr di soffiare e di non smettere prima ch'egli avesse tolto dalla fucina quanto ci aveva posto.
Ma appena egli lasciò la fucina, mentre l'altro soffiava, una mosca gli si posò sulla mano e lo punse. Ma questi continui a soffiare come prima finché il fabbro tolse l'opera dalla fucina, ed era un cinghiale e le sue setole erano d'oro.
Poi mise nella fucina dell'oro e pregò il fratello di far aria e di non smettere fin quando egli fosse ritornato e se ne andò. Ma arrivò la mosca e gli si posò sul collo e lo punse il doppio più forte di prima. Ma egli continuò a far aria finché il fabbro tolse dalla fucina l'anello d'oro che si chiama Draupnir.
Allora mise del ferro nella fucina e pregò suo fratello di far aria e disse che tutto sarebbe stato inutile se fosse venuta a cessare l'opera del mantice.
Allora la mosca gli si posò fra gli occhi e punse le palpebre. E quando il sangue gli colò negli occhi così che non poteva più vedere, il nano fece un gesto con la mano, quanto più veloce possibile, e il mantice si afflosciò, e cacciò via la mosca.
Tornò il fabbro e disse che a momenti tutto quel che c'era nella fucina stava per andar rovinato. E trasse dalla fucina un martello e porse i tre oggetti preziosi a suo fratello Brokkr e gli disse di portarli ad Ásgardhr e di partecipare alla scommessa.
Quando lui e Loki recarono quegli oggetti, gli Asi si assisero sui loro seggi di giudici e avrebbe avuto validità il verdetto espresso da Ódhinn, Thórr e Freyr.
Loki diede a Thórr il martello e disse che con esso egli poteva colpire tanto forte quanto voleva e contro qualunque cosa avesse di fronte e il martello non avrebbe fallito e se l'avesse scagliato contro alcuno mai avrebbe mancato e mai sarebbe stato tanto lungo il suo volo ch'esso non gli ritornasse in mano; e se lo avesse voluto, sarebbe divenuto tanto piccolo da poter essere tenuto nella veste.
Aveva un solo difetto, che il manico era piuttosto corto.
Il verdetto fu che il martello era il migliore fra tutti quegli oggetti preziosi, l'arma più forte contro i giganti della brina, e fu deciso che il nano aveva vinto la gara.”
Quest´arma non era solo il simbolo del potere distruttivo della tempesta e del fuoco dal cielo, ma anche una protezione per garantire sicurezza e sostenere lo stato di diritto nella società.
Il simbolismo di cui quest’oggetto era permeato si estendeva su moltissimi aspetti della comunità, in Islanda, per esempio, si hanno testimonianze di come il suo uso rituale fosse pratica diffusa: tracciare il segno del martello creava un legame magico contro i ladri e segnava il confine tra due proprietà terriere.
Copriva cerimonie di nascita, matrimonio e morte, sepoltura e cremazione, armi e banchetti, viaggi, prese di terra e formazione di giuramenti tra uomini.
Era anche un chiaro simbolo fallico e, in questo, la sua funzione benefica e fruttificante ci appare chiara scoprendo che veniva posto in grembo alle spose per consacrare l'unione coniugale.
Come scrive Gianna Chiesa Isnardi:
“Il martello è un simbolo che nell’incrocio fra i due bracci congiunge il piano verticale e il piano orizzontale del cosmo e di entrambi cattura l’energia. Quando Thor lo fa roteare, questa energia assume forza dinamica e manifesta la potenza benefica e distruttrice del dio. Esso è lo strumento che provoca il tuono e fabbriche il fulmine: uccide o porta pioggia feconda.”
La grande diffusione e popolarità di quest’oggetto tra i vichinghi si può notare appièno durante il periodo di conversione al cristianesimo, quando divenne un simbolo a volte di opposizione alla cristianizzazione, a volte indossato contemporaneamente al crocifisso, a volte un simbolo analogo alla croce fondendosi letteralmente ad essa in alcuni reperti.
Tutto questo ha permesso,negli anni, di ritrovare circa 1.000 di questi amuleti dell'era vichinga che simboleggiano il Mjöllnir, sparsi in Scandinavia, Regno Unito, Russia e paesi baltici, spesso portati alla luce nelle tombe delle donne.
Nonostante questo, però, è stato necessario parecchio tempo per capire cosa fossero effettivamente, per molto tempo infatti furono catalogati come “reperti a forma di T” e la prova definitiva è giunta solo nel 2014, quando fu trovato un piccolo amuleto a Købelev, sull'isola danese di Lolland che recava un su un lato della testa del martello un'iscrizione runica lunga sette caratteri.
Questo è stato il primo amuleto del martello di Thor mai trovato inciso con le rune.
Esaminandolo al microscopio, la runologa Lisbeth Imer è riuscita a tradurre l'iscrizione: le rune leggono "Hmar is x", ossia, semplicemente, "Questo è un martello".








